Maggio, 2020

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Palestina

Se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, avete scelto la parte dell’oppressore. Se un elefante ha la zampa sulla coda di un topo e voi dite che siete neutrali, il topo non apprezzerà la vostra neutralità. (Desmond Tutu)

In Palestina lavoriamo da anni al fianco delle organizzazioni sociali che resistono all’occupazione militare israeliana sostenendo la sovranità alimentare, la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo agricolo e il protagonismo femminile, la promozione culturale, l’educazione culturale e la partecipazione giovanile.

Shu’fat è l’unico campo profughi che si trova all’interno dei confini municipali di Gerusalemme, è circondato su tre lati dal Muro di Separazione israeliano e confina con alcuni insediamenti illegali israeliani. La condizione d’isolamento del campo è quasi totale e per accedere a Shu’fat si deve attraversare un check-point controllato dalle autorità israeliane. L’ONU stima che a Shu’fat vivano 24.000 persone in uno spazio di circa 0,2 km quadrati. L’enorme sovraffollamento e la violenza permanente dell’occupazione militare israeliana sono la causa di molte problematiche sociali, tra cui il bullismo, la delinquenza giovanile e l’assenza di proposte culturali rivolte ai giovani. Circa il 20% della popolazione del campo ha tra i 6 e i 18 anni d’età. Nonostante questa forte presenza giovanile, gli spazi adeguati al gioco e alla crescita dei giovani sono scarsi e mal attrezzati. Questo fatto porta spesso i bambini a giocare nelle strade e li espone al rischio di abusi e violenze. Al momento, esiste solo un centro sociale che abbia le caratteristiche giuste per accogliere le attività dei/lle bambini/e e degli/lle adolescenti del campo ed è il Palestinian Child Center, nostro partner per il progetto “Shu’fat – incubatrice di sogni“, sostenuto dal Fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi) e con cui vogliamo ampliare l’offerta culturale giovanile.

Beit Doqu è un villaggio che rappresenta perfettamente la situazione palestinese: si trova circondata dal Muro di Separazione israeliano e dalle colonie illegali israeliane che la isolano dal resto della Cisgiordania. Proprio per sostenere la sopravvivenza di questa comunità e per rompere l’isolamento di cui sono vittime i suoi cittadini,  nel corso degli anni siamo riusciti, grazie ai progetti di cooperazione e solidarietà attivi in quel territorio, –a riabilitare appezzamenti di terreno, costruire sistemi d’irrigazione, piantare nuove coltivazioni e creare nuovi posti di lavoro, contribuendo alla crescita della cooperativa agricola locale, rafforzando il vivaio locale e promuovendo una formazione tecnica alle popolazioni vicine.

Archivio progetti di cooperazione in Palestina – attivi

Il progetto vuole rafforzare le associazioni giovanili del campo profughi di Shu’fat in Palestina attraverso la partecipazione dei giovani ai

Archivio progetti di cooperazione in Palestina – conclusi

Il progetto vuole migliorare le condizioni di vita della popolazione dell’enclave di Biddu con il sostegno alla cooperativa dei contadini

Contribuire a promuovere la soluzione non violenta dei conflitti e la rivendicazione dei diritti umani e civili attraverso attività culturali

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