Maggio, 2021

Benvenuti sul sito di Arci Firenze
 

Tutto pronto per “Ascutami”, il Festival Antimafia di Arci Firenze!

ASCUTAMI – Il Festival Antimafia di Arci Firenze
III edizione – 2021
Dal 18 maggio al 3 giugno, sempre alle 18.00, in diretta fb sulle pagine di Arci Firenze e di Novaradio Città Futura

Giunto alla terza edizione, il nostro festival di antimafia cambia nome e diventa ASCUTAMI, titolo tratto da una bellissima poesia dell’autore di Bagheria Ignazio Buttitta, 𝘕𝘰𝘯 𝘮𝘪 𝘭𝘢𝘴𝘴𝘢𝘳𝘪 𝘴𝘶𝘭𝘶. Quest’anno abbiamo pensato il nostro festival come un dialogo a più voci e in più momenti a partire da alcuni libri che riteniamo importanti per l’analisi del nostro presente e dell’antimafia come questione sociale. Ci piacerebbe, infatti, che la discussione culturale attorno ai temi dell’antimafia non si limitasse ad una prospettiva settoriale, ma si aprisse a tutte quelle dinamiche di potere e di sopraffazione che permeano la nostra società e favoriscono il consolidarsi della criminalità organizzata. La lotta alla mafia è nata a fine Ottocento come lotta sociale, non come una semplice questione legalitaria. A questa storia ci rivolgiamo e da quella vogliamo proseguire il nostro cammino di contrasto e rivendicazione.

Durante il Festival verranno dunque trattati vari temi riguardanti l’ampio mondo della lotta alla criminalità organizzata.

 

Ecco dunque il calendario di ASCUTAMI, il Festival Antimafia di Arci Firenze:

18/05, Vanessa Roghi, “Piccola città. Una storia comune di eroina(Editori Laterza 2018)
«Guardate questa bambina. Questa bambina sono io. Ho un buffo cappello di lana colorato, lo so perché c’è un’altra foto a colori che me lo dice. Sto con M. Deve essere il 1977. Sono felice. La città per me è ancora una soltanto. Nessun muro la divide in due. Per ora. Dopo non sarà mai più così. Quando arrestano mio padre per spaccio di eroina ho 15 anni, frequento il ginnasio, nell’unico liceo classico di Grosseto. Un liceo di provincia, frequentato dai figli dei professionisti della città. Quando lo arrestano io non dico niente a scuola. Non trovo le parole per farlo, non credo di averle neanche cercate, è qualcosa che accade, e basta. Quando le cose accadono a me io non so come raccontarle. Per questo faccio la storica, racconto le cose che accadono agli altri, eppure questa di mio padre voglio raccontarla, così inizio a parlarne con gli altri, ma solo all’università, quando mi sento ormai protetta dalla distanza, ne parlo e ne parlo, e una giovane storica senza immaginazione si domanda se sono matta ad andare a dire in giro che mio padre si è fatto di eroina. Perché questa è una cosa che non si racconta. Non è neanche un fatto degno di storia. È una piccola storia ignobile.»
20/05, Kento, “Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile (Minimum Fax 2021)
Kento è un rapper che insegna come si scrivono strofe, ritornelli e punchline a giovani detenuti. Nei suoi laboratori stimola a incanalare nella creatività la rabbia, la frustrazione e la tentazione di fare del male agli altri e – più spesso – a se stessi. “Barre” racconta queste esperienze e insieme riflette sul classismo insito nel sistema della giustizia minorile italiana, in cui a finire dentro spesso non sono i più colpevoli ma semplicemente gli ultimi per condizione economica, culturale e sociale. Barre, come quelle di metallo alle finestre della cella. Barre, come vengono comunemente definiti i versi di una strofa rap. Barre, come i segni di penna sui nomi dei ragazzi che non frequentano più i laboratori. Perché sono usciti, finalmente liberi. Perché sono diventati grandi e devono trasferirsi nel carcere degli adulti. Perché non sono mai rientrati dai permessi premio, e chissà che fine hanno fatto. “Barre” è una storia vera, raccontata con gli strumenti della narrativa perché le norme di legge, il rispetto nei confronti dei minorenni coinvolti e gli accordi di riservatezza sottoscritti con varie strutture carcerarie impongono di non rivelare nulla che possa collegare le vicende narrate ai protagonisti reali. Sono stati cambiati sempre i nomi e i dettagli, mai le storie e il loro significato.

26/05. Attilio Bolzoni, “Il padrino dell’antimafia. Una cronaca italiana sul potere infetto (Zolfo Editore)
Un siciliano che è “nel cuore” di un boss di Cosa Nostra diventa misteriosamente il faro dell’Antimafia italiana. Il delitto perfetto. Con la complicità di ministri dell’Interno e alti magistrati, di spie e generali, Calogero Antonio Montante in arte Antonello è il personaggio che più di ogni altro segna l’oscura stagione delle “mafie incensurate” che dettano legge dopo le stragi del 1992. Simbolo della legalità per Confindustria e a capo di una centrale clandestina di spionaggio, fra affari e patti indicibili la sua storia fa scorgere un pezzo d’Italia con il sangue marcio. Chi è davvero Montante? Solo il prestanome di un sistema imprenditoriale criminale? Il pezzo “difettoso” di una perfetta macchina di potere? È pupo o puparo? Ma c’è un intrigo nell’intrigo: le telefonate del Presidente. Qualcuno sospetta che nelle mani di Montante siano finite le registrazioni delle conversazioni fra l’ex Capo dello Stato Napolitano e l’ex ministro Mancino, quei quattro colloqui agli atti del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia che la Corte Costituzionale aveva ordinato di distruggere.

01/05, Francesca Trotta, Alessia Pacini, “Morire di mafia. La memoria non si cancella (Cosa Vostra)
La memoria non si cancella, recita il sottotitolo di questo volume. E la memoria siamo noi: le vite che viviamo, gli incontri, le parole dette, lette e ascoltate. Doni inestimabili, risorse straordinarie. La memoria è un diritto e un dovere che siamo chiamati a esercitare, soprattutto quando parliamo di mafia. È questa la convinzione alla base della realizzazione del volume “Morire di mafia”, edito da Sperling & Kupfer – il primo di un progetto più ampio -, nel quale vengono rievocate le storie di oltre duecento vittime del crimine organizzato dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Sono donne, uomini e bambini; magistrati, imprenditori, politici, giornalisti, membri delle forze dell’ordine e comuni cittadini; sono nomi dietro ai quali si celano esistenze spezzate, legami recisi, sogni infranti. Questo libro – che non ha alcuna pretesa di esaustività e completezza – parla di mafia raccontando le persone e vuole essere un primo (e per forza di cose parziale) tentativo di fare Storia attraverso un mosaico di «microstorie», ponendo particolare attenzione ad alcune vicende meno note o ingiustamente abbandonate all’oblio. “Morire di mafia” è un racconto corale al quale partecipano voci diverse – tra cui quelle dei familiari delle vittime -, generazioni e prospettive differenti. È la testimonianza che la memoria non si cancella ma va curata, senza retorica, per comprendere quanto accaduto. Lo dobbiamo a coloro che ci furono. Lo dovremo a quelli che verranno.

03/05, Leonardo Fiorentini, Federico Varese, “L’onda verde. La fine della guerra alla droga(Officina di Hank)

 

Interviste del Festival Antimafia di Arci Firenze a cura della redazione di Novaradio Città Futura.

Iniziative realizzate nell’ambito del progetto “DI.LE.DE“, finanziato con il contributo di GiovaniSì – Regione Toscana, L.R. 11/99.

X