Palmina, amara terra mia
Dettagli Evento
La Casa del Popolo di Settignano in collaborazione con Artemisia – Centro Antiviolenza Associazione La Fonte presenta La Compagnia Teatro Prisma in Palmina, Amara Terra Mia di Giovanni Gentile Con Barbara
Dettagli Evento
La Casa del Popolo di Settignano in collaborazione con
Artemisia – Centro Antiviolenza
Associazione La Fonte
presenta
La Compagnia Teatro Prisma in
Palmina, Amara Terra Mia
di Giovanni Gentile
Con
Barbara Grilli
Regia di
Giovanni Gentile
Era l’ 11 novembre del 1981 quando Palmina Martinelli, appena 14enne, venne ritrovata nella sua abitazione di Fasano dal fratello maggiore Antonio, che rincasava intorno alle 16.25, in piedi sul piatto doccia del bagno di servizio con il corpo avvolto dalle fiamme, nel tentativo di salvarsi, reso vano dalla mancanza d’acqua. Sia al fratello che le prestò i primi soccorsi, sia ai medici, agli infermieri e ai carabinieri che per primi la interrogarono, fece con lucidità i nomi dei suoi carnefici, che dandole fuoco avevano voluto punirla per essersi rifiutata di prostituirsi. Presso il Centro di Rianimazione del policlinico di Bari dove fu trasportata per la gravità delle ustioni riportate, Palmina Martinelli rilasciò le sue ultime dichiarazioni alla presenza del pubblico ministero Nicola Magrone e del dott. Tommaso Fiore, responsabile del centro. Le sue parole vennero prima trascritte a verbale e poi registrate anche su nastro magnetico. Con tutta la voce che ancora aveva in corpo, Palmina rispose alle domande degli inquirenti: “Chi ti ha fatto del male?”. “Giovanni, Enrico”, disse. “Puoi dire anche il cognome di queste persone?’ “Uno Costantini. L’altro non lo so”. “Cosa ti hanno fatto queste persone?”. “Alcol, fiammifero”. Giovanni Costantini, uno dei due uomini indicati da Palmina era il ragazzo di cui lei era innamorata. All’epoca dei fatti aveva 19 anni, faceva il militare a Mestre e Palmina gli scriveva delle lettere d’amore. Costantini era già stato in carcere e con il fratellastro Enrico procacciava ragazzine da avviare alla prostituzione. La sorella maggiore di Palmina, Franca, aveva subìto questo destino: si era innamorata di Enrico, era andata a vivere in una chiesa sconsacrata con il giovane e la madre di lui, e dopo aver dato alla luce una figlia, venne costretta a prostituirsi. Come Enrico con Franca, anche Giovanni stava tessendo la sua tela intorno a Palmina. Quindi la stessa Palmina accusò i suoi assassini, indicò la dinamica, il movente e l’ambiente in cui maturò l’omicidio. Pochi giorni dopo le sue dichiarazioni, il 2 dicembre, morì. Il processo davanti alla Corte d’Assise di Bari iniziò il 28 novembre del 1983 e si concluse il 22 dicembre dello stesso anno con l’assoluzione degli imputati principali per insufficienza di prove. La Corte, per esclusione, avvalorò l’ipotesi del suicidio, sostenuta anche da una lettera lasciata da Palmina sul tavolo della cucina di casa e così interpretata: “Depressa per come veniva trattata in famiglia, avrebbe scritto una lettera di addio alla madre e si sarebbe suicidata dandosi fuoco da sola”. Contro la sentenza di primo grado, il Pm propose impugnazione. Ma ciò non servì a modificare il verdetto, confermato sia in Appello, nel 1987, che in Cassazione, l’anno dopo.
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Inizio con cena ore 20:00 e spettacolo ore 21:30
Ingresso Riservato ai Soci






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