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  Bandiere di Pace listate a lutto - Alternativa politica all'intervento militare
L'Arci esprime cordoglio e dolore per gli italiani uccisi in Afghanistan. Ma sottolinea che non è più tempo di bugie: i soldati italiani sono in guerra. Per fermare le stragi, per riportare la pace in Afghanistan, serve una alternativa politica all'intervento militare

Firenze, 17/09/2009

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COMUNICATO STAMPA


Cordoglio e dolore per gli italiani uccisi in Afghanistan
Per fermare le stragi serve un’alternativa politica all’intervento militare

Comunicato della Presidenza nazionale dell’Arci

L’Arci stringe in un abbraccio commosso le famiglie, gli amici, i colleghi, le comunità di origine dei militari italiani uccisi in Afghanistan. Siamo vicini al loro immenso dolore.
In tutto l’Afghanistan si muore e si soffre da troppo tempo. Muoiono i civili, massacrati dalle bombe occidentali, dalla violenza talebana e dei signori della guerra. Muoiono gli armati su tutti i fronti, impegnati in un conflitto senza sbocco. Muoiono ogni giorno di più le speranze di pace e diritti. La democrazia figlia dell’occupazione è una finzione, come denunciano gli osservatori dell’Unione Europea dopo le ultime elezioni.
Di fronte a questo nuovo lutto chiediamo ancora una volta al Governo Italiano di guardare in faccia la realtà e di dire, finalmente, la verità. Perché stiamo in Afghanistan? Cosa stiamo facendo lì?
La presenza militare italiana continua ad essere giustificata, dal Governo Italiano e da troppe forze politiche, come una missione tesa alla difesa dei civili e al rafforzamento della democrazia. Peccato che gli obiettivi di una missione di pace non siano conciliabili con la guerra aperta contro i talebani condotta dalle truppe occidentali più numerose e attive.
Il Governo parla di Afghanistan come se fosse il Libano. Ma se in Libano le truppe USA bombardassero ogni giorno i villaggi del sud per stanare gli Hezbollah, la nostra missione sarebbe fallita da un pezzo.
L’Afghanistan è un paese in guerra. In guerra si muore, senza una ragione, senza un perché. Noi riteniamo politicamente e eticamente inaccettabile sacrificare all’altare della convenienza politica la vita di cittadini lavoratori italiani impiegati nelle Forze Armate.
Quando l’Italia avrà il coraggio di fare chiarezza? Soluzioni semplici non ce ne sono: servirebbe un congiunto di iniziativa politica, diplomatica, economica, culturale, e di polizia internazionale che dovrebbe fare tabula rasa di quasi tutto ciò che si è fatto finora, ammettere gli errori, cambiare radicalmente strada.
Servirebbe realismo, professionalità e una visione, che qui nessuno mette in campo. Alcuni elementi li abbiamo, come società civile, proposti da tempo. Abbiamo ricevuto lodi da più parti, ma alla prova dei fatti nessuno ha mosso un dito. Non c’è la voglia di fare i conti con le cose difficili, meglio la propaganda.
Ne vedremo tanta nei prossimi giorni, per un lutto che ben altra serietà richiederebbe. Chiediamo che l’Italia onori la memoria dei soldati uccisi aprendo un serio dibattito in sede Onu, Nato e nelle istituzioni italiane su una alternativa politica all’intervento attuale.