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  Direttiva Bolkestein: L’Europa al bivio
Firenze, 15 ottobre 2005

Nel corso degli ultimi anni si è molto discusso su quanto l’Europa apparisse interessata, nel contesto globale, a difendere il proprio modello sociale e se gli strumenti di cui si stava dotando, come la Carta dei Diritti Sociali, fossero sufficienti allo scopo. Oppure se sarebbero prevalse, come molti temevano, le spinte neoliberiste a competere nel mercato globale promosse dal Commissario al Commercio Pascal Lamy: da un lato chiedendo al Wto di imporre ai paesi del Sud liberalizzazioni nel campo dei servizi e dall’altro lavorando per rendere più “competitive” le grandi aziende europee diminuendo potere e diritti dei lavoratori.

L’approvazione della Direttiva Bolkestein, dal nome del commissario alla concorrenza ed al mercato interno, toglierebbe ogni dubbio, dando un colpo mortale al “modello sociale europeo” ed allineando anche per il mercato interno l’Europa al credo neoliberista del Wto.
La direttiva, elaborata tenendo conto di una consultazione che ha coinvolto ben 10.000 aziende ma nessun sindacato dei lavoratori e nessuna organizzazione della società civile, dietro l’obiettivo formale di “diminuire la burocrazia e ridurre i vincoli alla competitività nei servizi nel mercato comunitario”, in realtà costringe i 25 paesi dell’Unione Europea a sottostare alle regole della concorrenza commerciale senza alcun limite in tutte le “attività economiche che si occupano della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica”. C’è un legame fortissimo con quanto abbiamo contestato per anni al Wto: nella Bolkestein si afferma che “i negoziati Gats del WTO sottolineano la necessità per l’UE di stabilire rapidamente un vero mercato interno dei servizi per assicurare la competitività delle imprese europee e rafforzare la sua posizione negoziale”, come dire che dobbiamo privatizzare i servizi sul nostro mercato per poter così pretendere la privatizzazione di quelli nel resto del mondo a vantaggio delle aziende europee che potranno concorrere.

Uno dei cardini della direttiva è l’art. 16 che introduce il “principio del paese di origine”, che stabilisce che i fornitori di servizi sono sottoposti unicamente ai vincoli legislativi dei paesi di provenienza e non a quelli in cui si il servizio viene fornito! Con l’ingresso dei 10 nuovi partner dell’Est Europeo si rinuncia del tutto al pilastro dell’armonizzazione e si apre una corsa al ribasso dei costi sociali tra gli stati membri fomentando una concorrenza sui fattori di svantaggio sociale ed annullando il potere della negoziazione collettiva nei rapporti di lavoro.
Rischiano così di sparire i criteri che oggi l’Unione Europea fissa a salvaguardia del bene pubblico, quali l’obbligo del servizio universale, le tutele sociali ed ambientali, la trasparenza nelle procedure, la qualità del servizio.

La filosofia sociale che introduce è oltretutto diametralmente opposta rispetto a quella dello “Statuto della Società Europea” ed è in palese contraddizione con l’art. 50 del trattato Costituzionale Europeo.

Approvata dalla Commissione il 13 gennaio 2004 la direttiva è ora al vaglio del Parlamento Europeo. La Commissione Ambiente sta elaborando un parere negativo sulla Direttiva e formulando una serie di emendamenti soppressivi in particolare sulle clausole del paese di origine. In Commissione Mercato interno invece il dibattito deve ancora iniziare, per concludersi presumibilmente entro marzo 2005.
Anche per questo è di fondamentale importanza far sentire ora la voce della società civile europea partecipando alla grande mobilitazione lanciata al FSE di Londra dalle organizzazioni sindacali per reclamare il ritiro immediato della Direttiva e stimolando anche la presentazione negli Enti Locali di mozioni che permettano di far conoscere la Direttiva e che impegnino i Sindaci ed i Consigli Comunali a fare pressione perché il Parlamento Italiano ed Europeo ne chiedano il ritiro.
Autore: Gregorio Malavolti
Links di riferimento
  • Appello per il ritiro della direttiva Bolkenstein
  • Vai al sito di Attac per altro materiale
  • Documenti di riferimento
  • Testo della direttiva (file .doc)
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